Margrethe II di Danimarca a Palazzo Massimo

15 Giu

So che la pressione per fare un certo tipo di mostre può essere parecchio forte, o che magari uno sia talmente entusiasta nel potere accogliere un’esposizione di un certo calibro nel proprio museo (che, pur essendo meraviglioso e pieno di reperti d’assoluta importanza, non è un museo di richiamo, quindi non raccoglie le masse di pubblico che solitamente visitano altri musei ), ma da lì a mettere in piedi la mostra Regni immaginari (sottotitolato da me: il caos regnante) ce ne corre…

Partiamo dall’inizio. Il Palazzo Massimo, museo archeologico romano che vanta la presenza di pezzi di assoluta bellezza e pregio, ha anche la capacità di accogliere al suo interno delle mostre temporanee, la maggior parte di esse molto interessanti e ben montate, però questa volta credo che la cosa sia sfuggita di mano. La regina Margrethe II di Danimarca si è data all’arte senza che nessuno le spiegasse quel che significa fare arte, quindi come una casalinga disperata, si è messa ad impiastricciare su delle superfici bianche (la mancanza di rispetto per il bianco è una cosa che non posso sopportare! ) senza che nessuno la fermasse o le desse un minimo di nozioni di composizione ed armonia.

Questi 43 “deliziosi” lavori in una cornice di marmi e affreschi romani risulta stonato, però, che possiamo farci, sua maestà li ha già “partoriti” e non solo sono esposti, fanno anche parte della scenografia di un film su una favola di Hans Christian Andersen.

So che Carlo d’ Inghilterra è un mediocre pittore di acquerelli, e anche lui ha fatto delle mostre (anche noi abbiamo il nostro principino saltimbanco), ma in spazi più consoni.

Un’ ultima cosa, vale la pena visitare  Il Palazzo Massimo anche più volte, per godere a pieno delle sue meraviglie: il Boxer, la grande ricchezza degli affreschi, e mille altre cose che sono un vero e proprio Balsamo per l’anima, e per riconciliarti con il genere umano. Ma queste “cosettine” che tolgono spazio a mostre di vero interesse e qualità… lasciamole al Palazzo delle Esposizioni, dove più di una volta abbiamo assistito a sciocche mostre senza testa né coda. 

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